Qualche riflessione sull’accesso ai fondi fus per chi si occupa di cultura

http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2018/07/14/cambia-il-governo-ma-al-fus-non-cambia-nulla/

Spero che tutti i parlamentari di centrodestra si attivino per non consentire di prolungare per tre anni il governo del pd di cui non sentiamo la mancanza!

qui il testo dell’articolo:

L’attività di moltissimi artisti e operatori culturali, che hanno in questi anni contribuito a diffondere e rilanciare l’immagine dell’Italia nel mondo generando un indotto economico che in termini di pil vale lo 0,7 per cento di ricavi per lo Stato, purtroppo oggi è stata penalizzata dall’esclusione dell’accesso ai fondi FUS nel triennio 2018/20.

I numeri ci dicono quanto il nostro patrimonio culturale costituisca un volano essenziale per la crescita economica del Paese e un traino per altri settori, ma quando il merito viene azzerato per rispondere a interessi di parte, penalizzando produzioni culturali eccellenti, è giusto pretendere maggiore chiarezza.

La discrezionalità nella scelta dei progetti assegnatari, infatti, sta facendo emergere un quadro allarmante, perché ha prodotto la cancellazione di realtà storiche della danza, del teatro e dello spettacolo dal vivo che costituiscono un asset strategico del nostro brand Italia. Per questo motivo abbiamo ritenuto di denunciare la situazione al ministro Bonisoli in occasione dell’audizione congiunta alla Camera.

Proprio il ministro alla Cultura si è insediato nel momento in cui il suo predecessore, Dario Franceschinicon un colpo di coda nominava le commissioni che in fretta e furia hanno indirizzato  la scena culturale italiana per i prossimi tre anni con la beffa che le risorse saranno assegnate con la gestione del nuovo governo.

Un’anomalia che andrebbe sanata e per la quale ci saremmo aspettati che Bonisoli intervenisse in autotutela per ridurre il contenzioso per le amministrazioni statali, nominando una commissione super partes che verificasse i criteri di assegnazione e intervenisse, secondo la legge, per riequilibrare i fondi assegnati.

Quando la scena culturale è per tre anni ipotecata dal ministro uscente, forse un governo di discontinuità dovrebbe intervenire se non per discutere la forma, quantomeno per verificare la trasparenza dei lavori.

D’altra parte, dal modo in cui valorizziamo le nostre tradizioni, i nostri monumenti, la nostra storia, dipende in maniera significativa la reputazione stessa del nostro Paese e mettere in relazione la cultura con questi processi di sostenibilità costituisce la chiave di volta per ridefinire la nostra posizione competitiva nel panorama internazionale. Insomma, questo sedicente governo del cambiamento sembra ispirato al Gattopardo, per cui tutto deve cambiare perché nulla cambi.

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